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Grazie (28 aprile 2016)

Leggi nei miei occhi

questo fango

e sai che ho scelto io

di farmi male.

 

Non serve parlare ora,

motivare

ciò che tu hai compreso

certo più di me.

 

Non ci credo che sei qua

e rimani,

mi ami senza pretesa

senza attesa.

 

Mano che benedice,

sei vicino

nello sguardo complice

che porto con me.

Dentro (23 giugno 2022)

Parla, grida, urla.

Che se non esplode si diffonde. Dentro.

Scrivi, piangi, urla.

Che se non si vede è forte. Dentro.

Parla, grida, urla.

Che non è il silenzio a salvarti. Dentro.

Inside

Talk, scream, aloud.

That if does not esplode it spreads. Inside.

Writer, cry, aloud.

That if doesn’t seen it is strong. Inside.

Talk, scream, aloud.

It isn’t silence that saves you. Inside.

Assurdo (Anastasio)

A volte una parte della poesia che avresti voluto scrivere si trova già da qualche parte. Spesso in una canzone.

Basta il ritornello di questo brano di Anastasio. Dolore assurdo. Non c’è definizione migliore. Il dolore è assurdo. Sai perché? Perché esiste. Il mio dolore è diverso dal tuo, ma entrambi hanno una cosa in comune, sono assurdi perché esistono. E non dovrebbero.

Avrei voluto che questo ritornello continuasse all’infinito per gridare il mio dolore, il nostro dolore. Invece no. Il brano va oltre e canta un amore assurdo. Tutti abbiamo il nostro amore, la nostra ragione di vita, quella voglia di andare avanti che a volte resta sul fondo, a volte è sommersa, ma non finisce di stupirci per la sua resistenza. Un amore assurdo perché esiste e non dovrebbe in mezzo a tanto dolore. E invece sta ancora lì.

Assurdo by Anastasio

Perfetta imperfezione (12 marzo 2017)

Poi apri gli occhi. Non al mattino quando suona la sveglia – perché in quel caso riesco a trascinarmi giù dal letto anche a occhi chiusi.
È un momento che prima o poi arriva e ti spinge giù dalla ringhiera a cui stavi aggrappata. La tua sicurezza non è più tale e lo specchio rimanda un’immagine diversa da quella ricordavi. 

Puoi cadere. O puoi volare.

Non sei perfetta come pensavi, ma sei così perfettamente imperfetta: sei te stessa!

Non servono filtri per rimuovere i difetti,  ma un abbraccio – anzitutto il tuo – che li ami. 

Solo quando ti ami per ciò che sei puoi sforzarti di crescere.

Solo chi ti ama come sei merita l’impegno di cambiare in meglio.

Complicata primavera (1 marzo 2017)

Guardare un fiore, 
stretta nel vecchio piumino. 

Abitando il passato il sole non scalda.
Amare un sorriso,

ferita da antiche ferite.

Sfogliando i ricordi quest’oggi non vive.
Indicami ancora il cielo che ho dentro.
Abbracciami adesso, 

mentre ancora sto nascendo.

Riflessioni a penna aperta (21 gennaio 2017)

Tolkien aveva ragione. Quando scrivi subcrei e senti di star facendo quello che sei, perché ordini, dai senso e vita a ciò che poteva non essere o rischiava di scivolare via.
Forse è per questo che scrivere di sé è così facile e così difficile allo stesso tempo. Il contenuto ti appartiene, o almeno penso di conoscerlo, fin quando non ti rendi conto che devi comporlo tu, dagli forma, oggettivarlo.

Ma se affronti la sfida ti conosci di più, perché comprendi di non sapere abbastanza, neppure di te stesso e di ciò che accade intorno a te.

In passato ho scritto più di un romanzo quasi di getto, ma oggi ci vuole più coraggio, perché mi leggo tra le righe e non so mentirmi. Penna o tastiera sono pur sempre una subcreatrice troppo conscia del potere della parola…