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Grazie (28 aprile 2016)

Leggi nei miei occhi

questo fango

e sai che ho scelto io

di farmi male.

 

Non serve parlare ora,

motivare

ciò che tu hai compreso

certo più di me.

 

Non ci credo che sei qua

e rimani,

mi ami senza pretesa

senza attesa.

 

Mano che benedice,

sei vicino

nello sguardo complice

che porto con me.

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Perfetta imperfezione (12 marzo 2017)

Poi apri gli occhi. Non al mattino quando suona la sveglia – perché in quel caso riesco a trascinarmi giù dal letto anche a occhi chiusi.
È un momento che prima o poi arriva e ti spinge giù dalla ringhiera a cui stavi aggrappata. La tua sicurezza non è più tale e lo specchio rimanda un’immagine diversa da quella ricordavi. 

Puoi cadere. O puoi volare.

Non sei perfetta come pensavi, ma sei così perfettamente imperfetta: sei te stessa!

Non servono filtri per rimuovere i difetti,  ma un abbraccio – anzitutto il tuo – che li ami. 

Solo quando ti ami per ciò che sei puoi sforzarti di crescere.

Solo chi ti ama come sei merita l’impegno di cambiare in meglio.

L’età che non ho (26 gennaio 2017)

Spesso l’età anagrafica conta poco e più del tempo passato è come lo hai vissuto a determinare le scelte di oggi e la loro comprensione.
Ieri leggevo Ptkdev -riconosco i miei limiti e mi rifiuto di scrivere il nome completo- nel suo ultimo articolo (https://blog.ptkdev.it/non-sappiamo-cosa-vogliamo-dalla-vita-faf2e7551031) e non potevo che essere profondamente d’accordo su tutta la serie di esperienze necessarie per compiere quel passo che si chiama Matrimonio. Battere la testa (e il cuore), perdere ciò che sembrava per sempre, capire a tue spese cosa vuoi e cosa non vuoi, imparare ed essere tranquillamente se stessi e poi incontrare qualcuno che non aspettavi, ma che è simile oltre ogni aspettativa… Sono tutte cose che trovo in me, ma senza avere i 45 anni di cui parla.

Non conta la data di nascita o il tempo segnato dalle lancette… Tutto sta nel modo in cui lo abbiamo affrontato e spesso sofferto. Nelle opportunità avute e nella capacità di coglierle. 

Non importa da quanto ci conosciamo, ma quanto siamo disponibili a farlo senza maschere, a condividere ricchezze e paure, ad essere semplicemente quello che siamo con i pregi e difetti che amiamo ogni giorno di più.

Mi sento fortunata per quel vissuto che non è stato facile, ma che mi ha donato la consapevolezza necessaria ad abbracciarti adesso. Ad accogliere te, ora e per sempre.

Riflessioni a penna aperta (21 gennaio 2017)

Tolkien aveva ragione. Quando scrivi subcrei e senti di star facendo quello che sei, perché ordini, dai senso e vita a ciò che poteva non essere o rischiava di scivolare via.
Forse è per questo che scrivere di sé è così facile e così difficile allo stesso tempo. Il contenuto ti appartiene, o almeno penso di conoscerlo, fin quando non ti rendi conto che devi comporlo tu, dagli forma, oggettivarlo.

Ma se affronti la sfida ti conosci di più, perché comprendi di non sapere abbastanza, neppure di te stesso e di ciò che accade intorno a te.

In passato ho scritto più di un romanzo quasi di getto, ma oggi ci vuole più coraggio, perché mi leggo tra le righe e non so mentirmi. Penna o tastiera sono pur sempre una subcreatrice troppo conscia del potere della parola…